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sabato 23 ottobre 2010

Vendo moto


Già vi dissi in un altra occasione di come a volte mi capita di ritornare nel mio vecchio liceo.
Lì c'è una bacheca dove gli alunni mettono qualche piccolo compro/scambio/offro. Solitamente sono offerte di libri di testo che non servono più o proposte di ripetizioni.

Ieri sera, però, sono rimasto sorpreso dall'annuncio che vedete nella foto.
Cioè, è lecito, ma che una bidella del liceo metta un annuncio così mi fa sorridere.


Ah, a proposito: se anche loro si qualificano come bidelle, significa che lo posso fare anch'io, a dispetto di quanto scritto la volta scorsa.

mercoledì 4 agosto 2010

Sul bus 17

Giornata proficua quella di oggi sull'autobus:

Una donna, di quelle inutilmente "infighettite", si lamentava al cellulare riguardo un bambino che doveva aver incontrato la mattina stessa. Questo bimbetto, a quanto ho capito, aveva 4 anni ed era già stato a Berlino, a differenza della signora. Non so perché la signora non sia ancora andata a Berlino, visto che sembrava tenerci così tanto, né mi sembra strano ci sia stato il bambino, ma la donna deve aver preso la cosa come un'offesa personale, come se il bimbo l'avesse fatto apposta.

Poi una ragazza, una ventina d'anni almeno, che non sapeva che negli autobus per scendere si usano le porte centrali. Mi chiedo dove abbia vissuto finora...

E, per finire, il ragazzo che al capolinea - vuoto! - pur di non spostarsi lateralmente di un metro, ha aspettato che tutta la gente scendesse dall'autobus pur di salire dalle porte centrali.

Ah, sì. E stamattina due turisti hanno fotografato il muso dell'autobus in cui ero salito, come se non ne avessero mai visto uno in vita loro.

E poi non venite a dirmi che questa gente è normale...

domenica 23 maggio 2010

Elezioni studentesche - quinta e ultima parte

Quinta parte di cinque. Recupera la prima, la seconda, la terza e la quarta parte.

Alfine i risultati. Credo sia la parte meno interessante, ma mi sembra corretto darla per completezza dell'informazione.

Per il Consiglio di Amministrazione sono stati eletti sia Bartolomeo S (nonostante gli errori), sia Marco S (nostante il sudoku), sia Ruggero B (nonostante i 18 punti mancanti).

Per il Consiglio di Amministrazione dell'ERdiSU è stata eletta Serena S (nonostante il volantinaggio dell'ultimo minuto).

Per il Consiglio di Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali sono stati eletti sia l'amica* Carolina B (nonostante - o "grazie a"? - la martellante campagna pubblicitaria), sia Bartolomeo S (c.s.).

Nessuna notizia di Bora in faccia né di Azione universitaria, come previsto.


E così si conclude questa avventura delle elezioni studentesche all'Università di Trieste. Quasi tutti i nostri protagonisti hanno avuto un posto. Ora vedremo cosa riusciranno a fare.
Io, comunque, conservo i programmi - e resteranno anche a memoria sul blog. Se vi va in capo ad un anno possiamo trovarci qua e vedere cosa di quei programmi è stato realizzato.


* ironically intended

venerdì 14 maggio 2010

Elezioni studentesche - quarta parte

Quarta parte di cinque. Recupera qui la prima, la seconda e la terza parte.

Ultime considerazioni prima dei risultati.

Del gruppo Bora in faccia sembra non esistere niente, neppure un sito Internet. Mi chiedo davvero come speravano di ottenere voti. Del gruppo Azione universitaria si legge qualcosina in rete, per lo più su gruppi Facebook dell'Università, ma certo la lista non spicca per visibilità.
Onestamente non capisco perché candidarsi se non si è in grado di fare un'adeguata campagna elettorale, ma magari c'è sotto qualche retroscena che non conosco. Ad ogni modo non ho intenzione di indagare oltre in tal senso.

La lista di Bartolomeo S, quella con i numerosi svarioni di italiano, è della Lista di Sinistra che già si era distinta su questo blog per questo simpatico svarione. Evidentemente scrivere volantini non fa per loro.
Per quanto riguarda il programma, ho già detto che mi sembra un programma standard. Temo che difficilmente si riuscirà a concretizzarlo (se non forse l'ultimo punto, quello del «maggiore dialogo con gli studenti» perché è a costo zero). Bella la richiesta del software open source, peccato che bisogna trovare chi lo gestisca e che spesso non coincida con le esigenze degli amministratori. Delle due aule PC del DMI, una è stata convertita a Windows un mese fa per poterci tenere le (inutili) lezioni dell'ECDL, l'altra ha su Solaris ma il nuovo tecnico non sa come gestirlo. Ecco perché dico che il programma è un po' utopico.

Della Lista di Sinistra fa parte anche Serena S che mi ha dato il volantino in extremis. Neanche lei differisce molto da tutti gli altri programmi e non voglio ripetermi. Di sostanzialmente nuovo c'è la richiesta di eliminazione dei tornelli. Onestamente non so come siano gli spazi delle case, ma in questi anni ho visto un lento degrado del DMI tanto che da più parti è venuta la proposta di limitarne l'accesso ai soli studenti di matematica e informatica. Non so, quindi, se la cosa proposta da Serena S sia poi così valida...

La lista di Carolina B è Oltre – Student Office. Direi che il programma l'ho già più volte commentato. Buona l'idea di «potenziare la valutazione della didattica» ma bisognerebbe poi obbligare tutti i professori a rendere pubblici i risultati, cosa che finora è invece facoltativa. Per il resto vale lo spaesamento manifestato finora e, sui temi in comune con le altre liste, la sensazione di un programma bello ma utopico.

Anche la lista AutonomaMente ha un programma decisamente standard: i punti 19, 20, 23, 28 e 29 mi sembrano molto difficili da realizzare; per i punti 24, 25, 26, 31, 34 e 35 servono soldi, tempo e persone che lavorino su questi progetti e – con i numerosi tagli che vengono inflitti ogni anno – davvero non vedo come sia possibile metterli in pratica. Il punto 36 è, come per le altre liste, il più facile ma è chiaro che l'impegno di un rappresentante dovrebbe essere ben altro.

È divertente leggere il volantino della lista AutonomaMente che mi ha passato Roberta. Quattro persone si presentano come "X Y detto Z". In realtà per la privacy ho cancellato i nomi, ma quasi sempre la tiriterà è del tipo «Mario Rossi detto Rossi». Onestamente mi sembra alquanto stupido. Potrei capire se fosse: «Mario Rossi detto Pasqualino», ma così è demenzialità pura.
Mi affascinano i due che si firmano "Dott.". Evidentemente vuol dire che sono laureati alla triennale e che stanno frequentando la magistrale, altrimenti non avrebbe senso. Non so, mi dà un tal senso di spocchia da negar loro il mio voto a priori.


Basta, non sono un commentatore politico né voglio esserlo. Anzi, quando ho aperto il blog ho promesso di parlare il meno possibile di politica, per cui la smetto qua.
Riporterò i risultati appena saranno pubblici, scriverò eventualmente un breve commento e poi considererò conclusa la parentesi elezioni studentesche.


Segue nella quinta e ultima parte.

giovedì 13 maggio 2010

Elezioni studentesche - terza parte

Terza parte di cinque. Recupera qui la prima e la seconda parte.

Come promesso, stamattina sono andato a votare.

Prima di entrare nel seggio sono riuscito a prendere ancora due volantini. Il primo è questo, gentilmente fornito dall'amica Roberta alla quale era stato inizialmente sbolognato:




Questo il secondo che mi è stato dato dalla stessa Serena S mentre stavo andando a votare (in vera zona Cesarini):




Davanti al seggio ho incontrato di nuovo Carolina B che si è complimentata per la mia scelta di andare a votare (ieri le avevo promesso che sarei andato, ma oggi sembrava sorpresa di vedermi, quasi fosse stupita per il fatto che non le abbia mentito) e si è assicurata che avessi capito tutto e che sapessi come fare (era una votazione, non un'intervento a cuore aperto. Si suppone io sappia come si fa...). Per fortuna ha avuto la decenza di non chiedermi se avrei votato per lei.


L'ambiente è esattamente quello di una elezione politica qualunque. Presentazione del documento, due firme sui registri, sei schede, una matita copiativa (sospetto sia una comunissima matita blu, ma potrei sbagliare) e via in cabina.
Le schede mi vengono porte completamente aperte, senza segni di piegatura. «Come devo piegarle?», chiedo, «In tre?». «Beh, ognuno le ha piegate come voleva», mi viene risposto, «può anche piegarle in due». Già questo è strano. Credevo ci fossero ferree norme per la piegatura delle schede. Invece no, d'accordo. Ma poi la signora aggiunge: «L'importante è che le pieghi dentro la cabina e non, come tanti hanno cercato di fare, fuori». Un'ulteriore conferma che la gente è più stupida di quanto si creda.
Mi balza subito all'occhio che nessuno parla di cellulari. Non mi viene chiesto se ne ho uno, non mi viene ritirato. Certo, magari il voto di scambio in questo contesto non ha molto senso, ma non sottovaluterei la smania di certi studenti di far politica.

Le schede, come detto sono sei: bianca – Consiglio di Facoltà; gialla – Senato Accademico; azzurra – Consiglio di Amministrazione; rosa – Comitato Universitario per lo Sport (esiste davvero? Che cavolo è? Chi l'ha mai sentito finora?); verde – Consiglio di Amministrazione ERdiSU; gialla scura – C.N.S.U.
La parte divertente è che nel raccogliere informazioni tramite i volantini, sembravano presenti solo tre liste: Autonomamente, Lista di Sinistra; Oltre – Student Office (in puro ordine alfabetico). Leggendo le schede spuntano altre due liste: Bora in faccia (tutte le schede, tranne la giallo scuro, che comunque aveva un raggruppamento diverso rispetto le altre e non fa testo in questa disamina) e Azione universitaria (tutte tranne la bianca). Tornando al DMI ho controllato in giro per il Campus e di queste due liste non ho visto volantini, manifesti o altro. Non so quanti voti otterranno, ma mi sento di poter già dire che difficilmente otterranno una maggioranza schiacciante...
Una volta votato ho dovuto infilare personalmente le schede nelle urne (avrei potuto metterle a caso e farla franca), urne che erano belle piene, tanto che ho faticato non poco per farle entrare senza sgualcirle.

Se riesco, domani faccio un'altra disamina a mente più fredda e, appena arrivano i risultati, ve li comunico.


Segue nella quarta parte.

mercoledì 12 maggio 2010

Elezioni studentesche - seconda parte

Seconda parte di cinque. Recupera la prima parte.

Aggiornamento: i volantini arrivati al DMI sono pochi perché davvero ne sono circolati pochi. Ci saranno stati pochi candidati, non so che dire.
Oggi, però, sono riuscito a mettere le mani su un altro volantino, che riporto qua sotto. Non c'è nulla di particolarmente rilevante, se non capire quali siano i primi 18 punti del programma:



Interessante notare che Bartolomeo S ha ristampato il suo volantino tagliando la parte zeppa di svarioni (ma ha lasciato lo splendido «fodi di fanziamento»). Per riempire lo spazio ha fatto pubblicità ad un altro candidato, penso suo amico:



Ho anche incontrato Carolina B che è passata al DMI a farsi un po' di pubblicità. Probabilmente avrebbe voluto espormi dettagliatamente il suo programma, ma io subito le ho detto di aver letto il volantino (ma non di averlo pubblicato sul blog) e le ho promesso che domani sarei andato a votare (per chi pare a me, sia chiaro. Non le ho certo promesso di andare a votare per lei). Col senno di poi forse avrei dovuto lasciarla parlare e vedere come avrebbe replicato alle mie obiezioni, ma non sono fatto per queste cose e ho preferito lasciar stare.
Mi è stato fatto notare, peraltro, che nel suo programma c'è il punto «Per quanto riguarda la prenotazione di appelli di esame [...] proponiamo una semplificazione amministrativa». Peccato che nella Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali non esistano esami a prenotazione. È, quindi, ancora più palese che i tre non ne sappiano nulla di come funzionano le cose.
Inoltre, come qualcun altro mi segnalava, la signorina Carolina non è rappresentante degli studenti e non lo è mai stata. Non so perché, ma mi crea diffidenza chi cerca di entrare in Consigli di Amministrazione senza prima essere stati, almeno per un anno, rappresentanti degli studenti.

Domani vado a votare. Vi farò sapere com'è stata l'esperienza.
Appuntamento a domani con la terza parte!


Grazie a Marco e a Roberta per i loro preziosissimi consigli.

Elezioni studentesche

Oggi e domani qui all’Università di Trieste «si vota per il rinnovo dei rappresentanti degli Studenti nei Consigli di Facoltà, nel Senato Accademico, nel Consiglio d'Amministrazione dell'Ateneo, nel Consiglio d'Amministrazione dell'ERdiSU, nel CUS e nel CNSU».
Al DMI sono arrivati solo tre volantini (non so se perché i candidati sono pochi o perché spostarsi dall’Edificio Centrale fino al DMI era troppo faticoso – domani mi informo) di cui mi fa piacere rendervi conto.
Per motivi di privacy preventiva ho eliminato foto, cognomi e dati sensibili vari a mia completa discrezione. Tanto, se non vi interessa, poco cambia sapere il cognome di uno o dell’altro; se vi interessa, siete tutti abbastanza sgamati da sapere come risalire alle informazioni nascoste. Giuro che ho solo cancellato e non modificato. Su richiesta posso esibire gli originali.

Il signor Bartolomeo S non si presenta benissimo. Sarà perché rappresentante degli studenti a Fisica, ma con l’italiano se la cava maluccio.
Nella pagina di presentazione, in ordine, troviamo «Consio di Facoltà» (per “consiglio” – si è persa un’intera sillaba), «fodi di fanziamento» (doppietta), «organi decisonali», «la pesenza all’Università» (una presenza che pesa!), «consigli, e momenti di socialità» (questa è sottile – c’è una virgola di troppo; facciamo mezzo punto), «non ha voce ne mezzi» (manca l’accento).
Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore si diceva qualche tempo fa. Vero, ma un rappresentante che si propone con questi svarioni alle persone che dovranno votarlo non fa una buonissima impressione, fatemelo dire.

Programma standard, direi. Non voglio sminuire, intendo solo che sono più o meno gli stessi condivisibili punti che appaiono in tutte le liste. Forse se ne potrebbero commentare un paio, ma non ho intenzione di farlo in questa sede.
Quello che non capisco è la frase «Vogliamo più informazione tra gli studenti e più semplicità per averla». Più informazione tra gli studenti e chi? O tra uno studente e l’altro? E, in questo caso, informazione di cosa? E perché non è semplice averla? Boh, passaggio poco chiaro.


Il terzetto Lucia G, Carolina B e Marco T si presenta meglio. Un solo errore di stampa («menager didattico»). Interessante la confusione causa/effetto nella frase «Perché [...] saremo anche parte del Consiglio degli Studenti, proponiamo:». Direi che in quel punto ci andava un poiché, altrimenti la frase non ha senso.
Mi piacciono anche le due frasi «Per quanto riguarda la prenotazione di appelli d’esame, stage, tirocinii e erasmus, proponiamo una semplificazione amministrativa, potenziando la modulistica informatica» e «Intendiamo semplificare procedure, come immatricolazioni, modifiche al piano di studi, tirocinii e erasmus, incentivando la modulistica informatica», che dicono la stessa identica cosa. Repetita iuvant, dicono, ma su un volantino così breve è un po’ sciocco.

Divertente la proposta di organizzare orari di lezione e appelli d’esame. I tre ragazzi che lo propongono non devono sapere bene come funziona la cosa, visto che gestire gli orari è una cosa difficilissima, per numerosi motivi che qui non spiego (ma su cui mi riservo di farci un post – potrebbe uscire qualcosa di interessante). So di cosa parlo: ho dovuto farne uno, un anno. È stato da neurodeliri. Gestire gli appelli, poi, è impossibile. Da noi ci si prova ogni anno, sia da parte degli studenti che da parte dei professori. È vi assicuro che è estremamente arduo accontentare tutti.
Poi, per carità, se i tre ci riusciranno, tanto di cappello.


Marco S ha qualcosa di geniale, nel senso più perverso del termine. Anziché riempire il volantino con il programma, ha pensato bene di metterci due schemi di sudoku. Giusto: perché sprecarsi a far conoscere il proprio pensiero? Meglio far divertire gli studenti, sicuro del fatto che, una volta alle urne, questi diranno: «Il mio voto lo do a lui, che ci ha messo il sudoku!».
C’è dell’ironia, ovviamente, nelle mie parole. Ma rileggendo quello che ho scritto, mi sembra così terribilmente plausibile... Spero vivamente di sbagliarmi.


Segue nella seconda parte.

domenica 14 febbraio 2010

Regalo di San Valentino


L'altro giorno ero in uno dei discount della città e la signora in coda prima di me alla cassa stava pagando, assieme a tutta la sua spesa, anche una piccola piantina in vaso. Non so il prezzo dell'oggettino, ma stimando le dimensioni della pianta e i prezzi del discount direi che non superiamo i 3 euro.
Il cassiere passa il codice a barre della pianta sul lettore ottico e la signora gli dice: «Certo che potreste regalare queste alle donne per San Valentino. Sarebbe un bel gesto, no?».

Ora, al di là del valore della festa di San Valentino, che personalmente reputo essere solo consumistico - tanto più che la maggior parte della gente che lo festeggia non ha nemmeno idea di chi fosse San Valentino né cosa abbia fatto nella sua vita -, trovo la richiesta della signora completamente demenziale.
Per quale motivo un supermercato dovrebbe fare un regalo - solo alle donne, poi... - per San Valentino? Posso capire, e credetemi lo faccio a fatica, per la festa delle donne. Ma San Valentino, la "festa degli innamorati" (virgolette intenzionali)? Perché il discount dice alle donne: «Io mi sono innamorato dei soldi che mi lasci quando vieni a fare la spesa»?.

Il cassiere (un uomo, un mito) non ha aperto bocca per replicare. Si è limitato a leggere il totale del conto evitando così polemiche inutili.
È proprio vero che certa gente non ha il senso della misura.

mercoledì 20 gennaio 2010

Repetita...



Per dei motivi che non sto a spiegarvi, mi capita di dover tornare spesso nel mio ex-liceo. Liceo che ho frequentato per i canonici cinque anni e in cui ci sono ancora le stesse bidelle* che c'erano quando io ero studente. E bisogna dire che negli anni di liceo, a causa delle varie attività che svolsi (coro, giornalino, ...) mi son fatto abbastanza conoscere dalle signore della bidelleria.

Ora, io capisco che non è quello il loro lavoro, ma è possibile che ogni volta io debba passare dieci minuti a spiegare le stesse cose? Chi sono, cosa faccio là, perché mi trovo a scuola a quell'ora, di cosa ho bisogno...
Salvo poi sentirmi dire, dopo tutta la sfilza di spiegazioni: «Ah già, è vero!».
Salvo poi, dopo altri cinque minuti, sentirmi chiedere: «Ma quindi, cosa ci fai qua?».

Ho il sospetto che lo facciano apposta per vedere se sono preparato...


* Sì, lo so che "bidello" non si usa più. Si dovrebbe dire personale non docente o operatore scolastico o in qualche altro assurdo modo. Il fatto è che a me queste definizioni suonano terribilmente più ipocrite del termine originale. Tanto più che non ho ancora capito cosa ci sia di "non correct" nel termine bidello.

martedì 19 gennaio 2010

Storie dal DMI



Il Dipartimento di Matematica e Informatica (per gli amici DMI) è l'edificio che vedete nella foto ed è anche il luogo dove passo buona parte delle mie giornate.

Al terzo piano c'è un laboratorio di informatica (traduco: uno stanzone con dei computer accessibili agli studenti). Il codice non scritto che regola quell'aula è: porta aperta = non c'è lezione; porta chiusa = c'è lezione.
Stamattina sono arrivato e ho trovato, nell'ordine: la porta chiusa, una sola ragazza dentro l'aula (e fin qua va bene: non tutti son tenuti a sapere il codice non scritto), i condizionatori accesi e le finestre aperte.
Già da qualche giorno nell'aula a fianco al laboratorio campeggia un avviso che qualche savio ha redatto e che recita «Si prega di spegnere il riscaldamento prima di aprire le finestre». Quindi l'ignoto demente che apre le finestre senza spegnere il riscaldamento è recidivo. E sì che siamo in una facoltà scientifica: si suppone che chi lo frequenta abbia almeno le nozioni base di fisica.
In questi momenti ho la sensazione che certa gente non ce la possa proprio fare...

***

Sentita alle macchinette del caffè, pronunciata da un professore di analisi:
«Anche una chitarra è una matrice!»

Non ho voluto indagare oltre...

domenica 17 gennaio 2010

Salve!



Un paio di settimane fa il mio carissimo amico A. ha organizzato la festa per il suo compleanno in un cocktail bar della città. Io sono astemio e così molte delle persone con cui esco più di frequente, quindi non ho molte occasioni per andare in un cocktail bar durante l'anno (litote per dire che più di una o due volte all'anno non ci vado).

Bene, a fine serata me ne vado dal bar tra gli ultimi, assieme al mio amico. La cameriera al piano (quella che ci ha servito per tutta la sera e che ormai è amica di A. - effettivamente lui frequenta abbastanza quel locale) ci saluta e io le rispondo con un «Salve!».
Lei fa la finta risentita e mi dice: «Ma come "salve"? Sono offesa! Nessuno mi dice "salve"!». Io capisco che mi sta bonariamente prendendo in giro e sto al gioco. E poi ho la risposta pronta: «Dico sempre "salve". Non mi piace usare "buongiorno" o "buona sera", anche perché non so mai come usarli».

Chiariamo: non è che io sia così deficiente da non sapere quando è giorno o quando è sera. È che sono circondato da persone che evidentemente non hanno di meglio da fare che dar fastidio agli altri. Non so se è capitato anche a voi.
Buongiorno va benissimo la mattina presto. Poi, man mano che si va verso l'ora di pranzo c'è sempre uno che ti dice (con tono piccato): «Non si dice "buongiorno" dopo una cera ora». Peccato che nessuno abbia mai capito quale sia quest'ora; ormai sono convinto sia il quarto segreto di Fatima...
Se usi buon pomeriggio trovi sempre un altro che ti dice (sempre con tono piccato): «Non si usa "buon pomeriggio", si dice "buonasera"».
Se dici buonasera, trovi sempre un terzo che ti dice (ancora con tono piccato): «Ma non è ancora sera» oppure «Ma ormai è notte», a seconda dell'ora in cui avviene il dialogo.
Se dici buonanotte a qualcuno che cinque minuti dopo non è sotto le coperte, questo ti risponderà (ovviamente - che ve lo dico a fare? - con tono piccato): «Non sto andando mica a dormire!».
Ecco, ora avrete capito perché prediligo il Salve!.

Però la barista mi ha spiazzato. Alla mia obiezione ha risposto: «Beh, ma allora dimmi "ciao!"». Vero, avrei potuto. Ma c'è un motivo per cui non l'ho fatto. Perché ai negozianti, ai gestori di locali, ai professionisti e in generale a tutte le persone che non conosco, io do del lei. Per rispetto, innanzitutto, perché le persone stanno svolgendo un mestiere e dando loro del tu mi sembra di sminuire il loro lavoro. E poi per mantenere, almeno all'inizio, un po' di naturale distanza. Voglio dire, non è che il solo fatto di usufruire di un servizio nella tua attività commerciale mi dà il diritto di trattarti come un vecchio compagnone amico di mille avventure. Se poi, col tempo, divento un frequentatore abituale del tuo negozio/locale - e se tutti e due siamo d'accordo - allora passo senza problemi al tu. Ma pretenderlo come un atto dovuto mi dà profondamente fastidio.
E così non riesco a dire Ciao! ad una persona a cui do del lei. Mi spiace ma è più forte di me.

Quindi se incontrate una persona che vi dà del lei e vi dice Salve!, siate comprensivi: probabilmente non lo fa per irritarvi ma perché vi stima.

martedì 5 gennaio 2010

Un ufficio che si morde la coda



Stamattina facevo la fila in un ufficio pubblico e aspettavo pazientemente il mio turno col bigliettino in mano e osservavo la gente che condivideva quei minuti con me. È incredibile come ci sia sempre chi si lamenta: c'è troppa gente, ci sono pochi sportelli aperti, le signorine* sono lente, ci sono poche informazioni, ci sono troppi numeri da aspettare, le signorine allo sportello non capiscono niente, non c'è rispetto per l'utenza...

C'è una categoria, però, che davvero non capisco. Le persone che arrivano, prendono il numero, constatano che dovranno aspettare quelle 20/30 a volte anche 40 persone prima del proprio turno eppure si piazzano in prima fila, bloccando tutte le strade, ritte in piedi già con le carte pronte e il portafoglio in mano!
Io so che ci sarà da aspettare e per questo mi porto sempre qualcosa da leggere, ma - chissà perché - a volte mi sembra di essere l'unico a saperlo...


* Per l'utente medio allo sportello ci sono sempre "signorine". Le volte in cui l'impiegato è un uomo, questo viene privato addirittura del suo status di maschio: l'incipit passa da «Scusi, signorina...» davanti ad una donna a «Senta, scusi...» di fronte ad un uomo.